L’artigianato a Piano ha ancora un futuro?

L’artigianato a Piano ha ancora un futuro?

Di Titti Aiello

 

Ho ascoltato i nostri padri raccontare di vascelli sorrentini che esportavano oltreoceano, stoffe ricamate,
agrumi e noci della nostra terra e ricordare l’esperienza di suore laboriose che realizzavano preziosi ricami per adornare gli altari delle nostre Chiese. Erano le stesse suore che, poi, nell’immediato dopoguerra, insegnarono l’arte del ricamo e del lavoro a maglia alle ragazze locali. Ricordo Maria, una robusta contadina, che intrecciava rami di olivo e di canne di bamboo per realizzare le ceste tipiche nostrane che avrebbero contenuto limoni, fichi e noci, prodotti dalla terra coltivata da suo marito.

Oggi tantissimi giovani artigiani e artigiane realizzano piccoli oggetti di bigiotteria con pietre, metalli e dipinti che però non fanno parte della tradizione della nostra terra. Penso, dunque, che sia utile e necessario partire dalla conoscenza della cultura che ispirava l’artigianato del passato per poter riproporre in chiave moderna un prodotto nuovo, capace di esprimere comunque l’identità del luogo….e la sua ANIMA. La richiesta di riproporre il “vecchio” obbliga a considerare che è altrettanto necessario che il “nuovo “ venga contestualizzato nel tessuto sociale di oggi e sia sempre legato alle nostre origini.

Viviamo un momento storico in cui anche i modi di offrire il nostro cibo subiscono l’influenza della moda. Le etichette “ fatto a mano”, “ prodotto artigianale”, “ fatto in casa”, “fatto con la ricetta della nonna”, “antichi sapori”, etc. compaiono ovunque. Oscar Farinetti creando EATALY ha consacrato nel mondo il culto italiano dell’”hand made” e della qualità.

E’ dunque questo il momento giusto, l’occasione da non perdere per rilanciare il nostro artigianato locale. Abbiamo tanto da offrire: si possono rispolverare vecchie manualità per creare prodotti che pur ispirandosi alla nostra tradizione diventino offerte “easy” per le nuove generazioni di turisti che sono alla ricerca del genuino e del naturale. Così si offrono nuove possibilità di lavoro ai giovani che, anche con l’aiuto dei nonni, potranno continuare con entusiasmo, e nel segno dell’innovazione e della cultura, la tradizione della penisola sorrentina.

Non possiamo permettere che i “mestieri” vengano abbandonati da tutti o che restino alla mercé degli ultimi arrivati i quali, senza le radici storiche e culturali della nostra terra, se ne appropriano per renderli un commercio squallido ed anonimo. Alla base di un mestiere deve esserci il romanticismo del ricordo, della stratificazione delle esperienze.

Quando viaggio in Europa per motivi di lavoro, vedo monumenti, chiese, dipinti, testimonianze di artisti che hanno imparato la loro arte in botteghe e vedo quelle botteghe abbandonate, lasciate gestire da conduttori provenienti da altri paesi, che non hanno niente in comune con le tradizioni e le culture locali. Fulgido esempio di come si perdono le identità locali e ci si allontana dalle proprie tradizioni e dalle proprie origini. Quelle attività che non interessano a gestori stranieri, vengono assorbite dai grandi centri commerciali che, in egual maniera ne distruggono l’originalità.

Oggi Piano di Sorrento non ha identità, pur non essendo un grande centro commerciale. Non è una Città che si poggia sulla realtà storica in cui veniva considerata la città commerciale per antonomasia della penisola sorrentina, di Capri e , in parte, della costiera amalfitana. Oggi è “ ne zuppa nè pan bagnato!”.

Sogno Piano con la Piazza Cota resa isola pedonale, senza macchine, arricchita di piante e di sedute, resa ospitale ai carottesi e ai turisti. Sogno i turisti che, lasciati gli alberghi e le strutture dove alloggiano, si recano in piazza per goderne l’ospitalità. Dalla piazza passano a visitare i vicoli di Santa Margherita e le traverse di Via San Michele, caratterizzati dalla presenza di artigiani e di piccoli locali che propongono prelibatezze gastronomiche nostrane preparate nelle vecchie cantine trasformate opportunamente e nei portoni aperti e resi idonei allo scopo.
Sogno i turisti che da Piazza Cota si spingono oltre, verso il Convento delle Suore Agostiniane, la Basilica di San Michele , la Ripa di Cassano e la Marina, per osservare il costone tufaceo e qualche anziano pescatore che rammenda le reti delle “cianciole” che vanno a pesca con a bordo i giovani marinai che utilizzano il pescato del golfo, anche, – e perché no?- per venderlo come prelibatezza da gustare al momento, nei “monazeri” che parlano ancora di quelle vestigia lasciate dai velieri costruiti dalle mani abili dei “maestri d’ascia” “ e mast r’asc” che ormai sono la storia dell’alto artigianato della Marina di Cassano.

Il futuro di questo paese si costruisce afferrando il passato per non farlo annegare nell’oblio dell’ignoranza. Non dimentichiamo le origini contadine della nostra città e l’opportunità che si potrebbe cogliere con la ristrutturazione del mercato ortofrutticolo, dove proporre, contestualmente alla vendita dei prodotti a km zero e biologici, anche prodotti artigianali ed artistici, realizzati nelle botteghe, peraltro, ivi esistenti. In alcune delle stesse botteghe si potrebbero vendere, di sera, gli stessi prodotti proposti durante la giornata però cotti e pronti da gustare. Potrebbe diventare un polo di attrazione culturale con eventi, feste, mercatini tematici, periodicamente organizzati in gemellaggio con altre realtà regionali e nazionali: confronto e crescita! La gestione sarebbe da affidare ai giovani perché si assumano la responsabilità e l’impegno di portare avanti la cultura e l’economia della nostra città.

Ragazzi, risvegliate il ricordo e l’orgoglio dei vostri nonni ed agite! Perché è da qui che la vostra e la nostra storia ricomincia. Il futuro è ora!

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