I tesori custoditi nel Museo e nelle Basiliche di Piano

I tesori custoditi nel Museo e nelle Basiliche di Piano

Il museo archeologico territoriale della penisola sorrentina Georges Vallet a Villa Fondi

 

Il museo archeologico territoriale della penisola sorrentina intitolato a Georges Vallet, è ospitato nelle sale della splendida Villa Fondi di Sangro in via Ripa di Cassano.

Vi sono esposti i risultati degli scavi effettuati in penisola sorrentina ed in particolare degli scavi condotti a Piano di Sorrento nella frazione di Trinità che hanno portato alla luce un insediamento della cultura del Gaudo (II millennio a.C.)

All’esterno del parco è stato ricostruito il Ninfeo a mosaico proveniente da una delle ville marittime romane ritrovato a Massa Lubrense.

Notevole è la statua colossale di marmo raffigurante una figura femminile appartenente ad una villa imperiale.

 

Le Chiese di Piano di Sorrento raccolgono un patrimonio d’arte veramente notevole grazie alle comunità attive e vivaci

Nella Chiesa della Santissima Trinità si possono ammirare testimonianze artistiche rilevanti realizzate agli ultimi anni del XVI sec. Commissionate dalle famiglie che avevano dato vita alla chiesa.

In posizione privilegiata, a destra dell’altare maggiore, la cappella appartenuta ai Pollio conserva   l’ ancona di Decio Tramontano del 1589 raffigurante la Natività con l’Annunciazione nella cimasa.

Più importante è considerata la tavola della Madonna del Rosario ascritta al fiammingo Wenzel Coberghger di Anversa. Il dipinto dovette essere commissionato dalla famiglia Califano intorno al 1590.

Le opere d’arte più significative della Chiesa di Trinità risalgono ai primi due decenni del Seicento.

In questi anni, grazie alla vivacità dei committenti quali Andrea Pontecorvo e Giovan Lorenzo Casola, la chiesa si dotò di opere provenienti dalla scuola veneta e romana. Il legame con la scuola partenopea continuò ad essere forte come dimostrano tre dipinti di Ippolito Borghese che rappresentano la Visitazione ed è esposta nella cappella Califano, l’Ascensione di Cristo collocata sull’altare nel transetto e l’Annunciazione della Vergine esposto sull’altare della confraternita dei Pellegrini e Convalescenti annessa alla chiesa.

All’anno 1610 risale l’opera di Leandro Bassano che raffigura Sant’Andrea che si trova su uno dei due altari della famiglia Pontecorvo. Quest’opera è considerata essere tra i prodotti migliori del Bassano sia per la qualità sostenuta e la rarità della soluzione che per la forza e l’icasticità del ritratto. Nonostante la segnalazione di Bartolomeo Capasso già verso la metà dell’ottocento, quest’opera è rimasta tra le prove meno note dell’autore.

Il committente Andrea Pontecorvo che compare nell’opera, si era trasferito a Venezia dove realizzò una fortuna con il commercio. Questo gli permise di donare alla chiesa del suo paese di origine diversi oggetti di oreficeria, paramenti sacri, l’organo e la cantoria lignea sulla quale compaiono le insegne della sua famiglia. Fece infine dono alla chiesa dell’opera bassanesca, l’Assunzione della Vergine, che si trova sull’altro altare della sua famiglia.

Molte altre opere adornano la Chiesa, tra queste la tela con la Trinità issata sull’altare maggiore realizzata nel 1871 da Giuseppe Mancinelli e considerata tra le sue opere maggiori.

Chiudiamo questa breve rassegna indicando l’opera della bolognese Lavinia Fontana (1552-1614)

che realizzò negli ultimi anni della sua vita su commissione di Giovan Lorenzo Casola. L’opera, San Francesco d’Assisi e la Vergine con il Bambino, è stata recentemente restaurata (2015) da Andreina Castellano e Alessandra Cacace.

 

La Basilica di San Michele Arcangelo

Dai documenti l’esistenza della chiesa risale al 913. Fu ricostruita nel 1405, divenne parrocchia nel 1451. Il Papa Benedetto XV la elevò, nel 1914, a basilica minore.

Il portale di ingresso risale al XVI sec. Le porte in bronzo sono di Alessandro Romano e sono arricchite con bassorilievi di arcangeli, della Trinità e di altre figure. Nella parte superiore e raffigurato San Michele che sconfigge satana.

La chiesa si presenta con tre navate e il soffitto di quella centrale è a cassettoni ove sono state inserite sette tele raffiguranti scene di san Michele. Le tele vengono attribuite a Giovanni Imparato o a Francesco Solimena e Paolo Matteis.

Il soffitto termina con un affresco realizzato nel 1729 da Francesco Saraceni.

Le due navate laterali ospitano diverse cappelle, tutte impreziosite da tele e/o opere d’arte.

La tela, risalente al XVI sec, della Madonna del Soccorso tra nembi e angeli, opera del pittore Fabrizio Santafede si trova nella cappella patronata dalle famiglie Cota e Cafiero; la tela di Ippolito Borghese raffigurante la Caccia di sant’Eustachio insieme ad una tela raffigurante la Deposizione di Cristo di Giuseppe Cesari si trovano rispettivamente nelle due cappelle patronate dalla famiglia Maresca.

Dalla navata sinistra sin accede alla Sagrestia dove si notano tre tele, La Peste del 1656 di Giuseppe Castellano, la Madonna della Neve della scuola di Giovanni Bellini e San Tommaso che tocca il costato di Gesù di Pacecco De Rosa.

Lungo la navata destra si trova la cappella dei Marinai e la cappella di patronato della famiglia Lauro con tele della Madonna del Carmine e di San Francesco di Paola attribuite alla scuola di Mattia Preti. Nella cappella patronata dalle famiglie Maresca e Serracapriola si trova la tela del XV sec attribuita a Giacomo di Castro che ritrae la Madonna con il Bambino e Santo Stefano.

La tela di Francesco Solimena raffigurante la Madonna che porge il Rosario a San Domenico si trova nella cappella del Santissimo Rosario.

L’opera di Marco del Pino raffigurante la Crocifissione con santa Caterina di Alessandria e Sant’Antonio Abate si trova nella cappella della famiglia Massa.

Il presbitero si distacca dalle navate a mezzo di una balaustra in marmo, opera del XVII sec. di Giambattista Antoni. La balaustra regge quattro angeli in marmo di Carrara realizzati dalla scuola di Lorenzo Bernini.

La statua in legno di gelso laminata in oro e argento e raffigurante San Michele è opera dello scultore Giuseppe Maresca, è posizionata in alto, in posizione dominante al centro del presbitero.

Ai due lati del presbitero vi sono due grandi affreschi di Achille Jovine.

Il pulpito in marmo del 1778 di Vincenzo D’Adamo, il coro in legno di noce, l’organo a canne del 1642 e due acquasantiere del 1766 completano la chiesa.

Il campanile risale al 1688.

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