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La mostra sui Valloni ospite di “Meta Portoni Aperti 2019”

Questo weekend l’associazione Aria Nuova Piano di Sorrento sarà ospite della manifestazione Geografia Nascosta – Meta Portoni Aperti che si terrà nei casali di Meta e giunta alla sua VI edizione.

In uno dei portoni, tappa delle tipiche passeggiate guidate, verrà allestita la mostra sui Valloni della Penisola sorrentina che ha iniziato il suo tour per la costiera a Villa Fondi in occasione del convegno sulle forre tufacee, per poi partire alla volta degli istituti scolastici nell’ambito del progetto didattico.

Gli scatti sono di Luigi De Pasquale e in occasione di Meta Portoni Aperti verranno illustrati dagli studenti dell’Istituto polispecialistico San Paolo di Sorrento.

A questo link qualche informazione in più: Geografia Nascosta – Meta Portoni Aperti 2019 – VI edizione

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«Global warming nel Mediterraneo: rischiamo la catastrofe». Le scuole incontrano l’oceanografo Giancarlo Spezie

Continua il progetto didattico dell’associazione Aria Nuova Piano di Sorrento. Con gli studenti della penisola sorrentina è stato affrontato stavolta il tema dei cambiamenti climatici e il relativo impatto sul Mediterraneo. A guidare nel focus scientifico, presso la biblioteca del Liceo classico, linguistico e delle scienze umane P. V. Marone, l’oceanografo e professore emerito dell’Università Parthenope di Napoli Giancarlo Spezie.

Prof. Giancarlo Spezie al Liceo P. V. Marone di Meta

«Il Mediterraneo è il mare più bello, vivo e ricco, ma allo stesso tempo uno dei più sensibili all’effetto serra – spiega l’esperto – È sostanzialmente un enorme lago e le correnti che provengono dallo stretto di Gibilterra non bastano a stabilizzare le temperature anomale».

Passando in rassegna l’evoluzione dei sintomi del global warming, il professor Spezie ha poi affrontato il fenomeno della tropicalizzazione che ha interessato inevitabilmente il Mediterraneo e l’intero globo terrestre: «Le prime segnalazioni del cambiamento climatico le abbiamo avute proprio a mare, ma non sono state prese sul serio né da enti, né da autorità né da istituzioni. Il pericolo più grave non è il disastro improvviso o l’aumento graduale delle temperature, ma una catastrofe lenta, frutto di anomalie nel sistema. Solo in tempi recenti la popolazione è divenuta più sensibile e attenta all’argomento, anche grazie alle manifestazioni dei giovani».

Sull’esempio della piccola Greta, quindicenne svedese salita agli onori della cronaca recentemente per il suo sciopero per l’ambiente e divenuta il simbolo della rivoluzione tra le nuove generazioni, gli studenti della penisola sorrentina si sono confrontati sulla tematica d’attualità in classe e durante il seminario, interrogandosi sui piccoli gesti quotidiani fattibili nell’immediato. «Alla base di ogni nostra scelta a favore dell’ambiente – ricorda il Presidente dell’associazione Aria Nuova, Michele Guglielmo – c’è un doveroso scrupolo di coscienza, ma programmare azioni concrete di cambiamento è compito degli amministratori e dei dirigenti, quelli di oggi che voi magari votate, e quelli di domani che potrete essere voi un giorno».

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Unione dei Comuni: come (e perché) andare oltre le dispute di campanile

In seguito alla temporanea chiusura del viadotto San Marco a Castellammare di Stabia e agli incredibili disagi di accessibilità subiti dai cittadini della penisola sorrentina, dalle imprese locali, dai commercianti, dai professionisti, senza poter avere un chiaro interlocutore che potesse accogliere un’istanza o fare da riferimento nella gestione del tema, riemerge con forza una questione lasciata inesplorata per troppo tempo: come governiamo un territorio apparentemente omogeneo ma frammentato in tante diverse amministrazioni?

Dopo oltre settant’anni dalla ritrovata autonomia dei comuni della penisola sorrentina, non possiamo dire che oggi la ricca e frammentata comunità costiera goda dell’effettivo peso politico e territoriale che le potrebbe legittimamente spettare trattandosi di un ambito di grande valore turistico ed ambientale con una popolazione di oltre 80 mila abitanti oggi divisi in 6 comuni contigui.

Non possiamo avere certo nostalgia della Grande Sorrento che nel ventennio fascista era il risultato dell’unione di quattro comuni (Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento) e che si sciolse inevitabilmente nel dopoguerra quando nel 1947 i quattro comuni tornarono a scrivere autonomamente la loro storia cittadina. Era la fine di un’epoca, l’Italia intera imboccava una nuova strada. Ma la natura del territorio peninsulare come “prodotto storico dei processi di coevoluzione di lunga durata fra insediamento umano e ambiente, natura e cultura” ci dice senza dubbio che esso andrebbe governato in modo unitario e coeso. Ne siamo tutti consapevoli, ne siamo tutti convinti, ma questo non accade; con inutile e sterile dispendio di energie per conciliare o far coesistere gomito a gomito politiche locali autonome, spesso divergenti a volte palesemente conflittuali o concorrenziali.

Che il territorio peninsulare dei comuni che vanno da Vico Equense a Massa Lubrense necessiti di una visione ed un gestione alla scala adeguata, dai temi più evidenti della mobilità e delle infrastrutture, dei servizi urbani e sanitari, a quelli più complessi delle attività produttive, edilizie ed urbanistiche, della promozione turistica e culturale, è un tema ed una riflessione difficilmente contraddetta. Si è dibattuto ad intermittenza in ambito sorrentino su un interessante progetto di fusione dei comuni con la nascita di un Comune Unico della Penisola Sorrentina, iniziativa mai veramente decollata, che sarebbe dovuta approdare nei consigli comunali costieri ma che attualmente sembra aver subito una brusca frenata.

È molto difficile evidentemente rinunciare alle consolidate dinamiche microlocali, immaginare di cedere quote di sovranità e di andare oltre le estenuanti dispute di campanile. Eppure il prestigio e la bellezza di un territorio dalle grandi risorse ambientali e naturalistiche risulta fortemente penalizzato dalla debolezza politica del suo governo.

Ebbene, guardando all’esperienza in ambito nazionale, notiamo che esiste e funziona, in particolare in ambiti ormai consolidati come quelli della Regione Emilia-Romagna, un sistema organizzativo di Unione dei Comuni che hanno il pregio di migliorare la qualità dei servizi, di realizzare politiche di risparmio, promuovere l’innovazione e la semplificazione amministrativa. Attraverso la creazione di Unioni, i Comuni mettono insieme risorse umane, finanziarie e strumentali con le quali riorganizzare e razionalizzare le strutture, pianificare in modo corretto lo sviluppo territoriale, creare valore aggiunto.

Sono tante le realtà locali che hanno beneficiato di un programma di riordino territoriale con il quale le Regioni, in attuazione delle legislazioni regionali in materia di forme associative tra i Comuni, hanno definito criteri ed obiettivi per sostenere ed incentivare operativamente l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi in capo ai Comuni. Alcuni di essi stanno procedendo alla loro fusione e alla creazione di un Comune Unico come evoluzione naturale dell’Unione.

Ritengo che l’esperienza di governo territoriale sperimentata con successo in diversi ambiti possa essere uno stimolo a ridare linfa ed energia ad un progetto analogo anche per l’ambito sorrentino, processo che va guidato necessariamente in ambito regionale e che può perseguire l’obiettivo comune di potenziare e strutturare ambiti territoriali, anche di grande valore, ma spesso frammentati, politicamente deboli e in alcuni casi sorprendentemente conflittuali.

Report 2018 Unione dei Comuni in Regione Campania

Aggiornamento report 2018 – Unione dei Comuni

Alessandro Gebbia

Architetto, Dottore di Ricerca in Urbanistica e Pianificazione Territoriale

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